Uno studio individua dove la biodiversità marina è più esposta alle attività umane e come ridurre i rischi

Il Golfo della Spezia è uno dei luoghi più ricchi di vita marina del Mediterraneo. Qui si trovano aree protette come le Aree Marine Protette di Portovenere e delle Cinque Terre, il Parco Regionale di Montemarcello-Magra-Vara e il Santuario Pelagos per i mammiferi marini. Sui suoi fondali crescono habitat preziosi: colonie del corallo mediterraneo Cladocora caespitosa, praterie di Posidonia oceanica e di Cymodocea nodosa, e le complesse “foreste animali”. Tutto questo convive con una costa sempre più urbanizzata e con attività intense come turismo, acquacoltura e traffico marittimo.

Una mappa dei rischi

Un gruppo di ricercatori ENEA (coordinato da E. Salvatori e A. Sebastiani) ha realizzato una valutazione completa dei rischi per gli habitat marini del Golfo, individuando le zone in cui la biodiversità è più esposta alla somma delle pressioni umane. Lo studio è stato condotto nell’ambito del progetto RAISE (Spoke 4, Progetto 8), finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Con un modello chiamato InVEST, i ricercatori hanno combinato i dati più aggiornati sulla distribuzione degli habitat con quelli su infrastrutture portuali, traffico marittimo, ancoraggi illegali, scarichi di acque reflue e altre pressioni lungo la costa.

Cosa è emerso

  • Le zone più a rischio si concentrano lungo la costa, entro 250 metri dalla riva, e attorno a Portovenere, Palmaria, Tino e Tinetto. Qui habitat di grande valore ecologico si sovrappongono a un uso umano intenso.
  • Oltre 200 ettari di habitat marini sono a rischio medio e circa 6 ettari a rischio alto.
  • Tra gli ecosistemi più vulnerabili ci sono le praterie di Posidonia e di Cymodocea. Queste piante marine sostengono la biodiversità, migliorano la qualità dell’acqua, immagazzinano carbonio e proteggono le coste dall’erosione. Le minacce principali sono l’ancoraggio illegale delle barche da diporto, le infrastrutture portuali, lo sviluppo costiero e gli scarichi.
  • Anche la mitilicoltura è sotto pressione, per le attività legate al porto e per la crescente predazione da parte di gruppi di orate. Per gli operatori del settore le conseguenze economiche sono già significative.

Cosa si può fare

Lo studio ha anche simulato scenari di gestione alternativi. Interventi mirati, come controlli più severi contro l’ancoraggio illegale e pratiche più sostenibili in porto e lungo la costa, potrebbero ridurre il rischio ambientale di oltre il 70% per alcuni habitat. Le mappe prodotte sono uno strumento concreto per le autorità pubbliche, i gestori del porto e chi decide le politiche del territorio; possono orientare le azioni di tutela, la pianificazione ambientale e i progetti di ripristino degli ecosistemi. Offrono inoltre una solida base scientifica per le soluzioni basate sulla natura, come il ripristino delle barriere di ostriche piatte autoctone, e sostengono la transizione del Golfo verso un futuro più resiliente e rispettoso dell’ambiente.

Un metodo che vale oltre il Golfo

Il metodo, che unisce mappe del rischio e simulazione di scenari di gestione, può essere applicato anche altrove. Molte coste del Mediterraneo, densamente popolate e ricche di biodiversità di rilievo mondiale, affrontano pressioni simili: trasporto marittimo, urbanizzazione, turismo e nuove infrastrutture. L’approccio sperimentato alla Spezia può aiutare a costruire strategie di gestione più efficaci e adattive in tutte queste aree.

Figura. Mappe del rischio per gli habitat marini del Golfo della Spezia. A: rischio basso in tonalità di blu, medio in giallo chiaro, alto in rosso. B: assenza di rischio in blu, rischio basso in verde, medio in giallo, alto in rosso.

Pubblicazione: Sebastiani A., Peirano A., Barsanti M., Lombardi C., Appolloni L., Ciuffardi T., Chiavetta C., Salvatori E., “Environmental Risk Assessment as a Tool to Enhance Maritime Spatial Planning in the Mediterranean Sea: The Case Study of the Gulf of La Spezia (North-Western Italy)”, Environmental Management 76, 277 (2026). https://doi.org/10.1007/s00267-026-02559-1

Progetto realizzato nell’ambito dell’Ecosistema dell’Innovazione RAISE, finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU, attraverso il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) nel quadro del PNRR (Missione 4, Componente 2, Investimento 1.5 – Project code: ECS00000035)

Immagine di copertina: Foreste Marine Animali nel Parco Naturale Regionale di Portovenere: Eunicella and Lophogorgia (gorgonie) e Pentapora fascialis (briozoo). Credits: E. Mancuso and P. Formis
Please follow and like us:
error
Translate »
RSS
YouTube
YouTube
LinkedIn
LinkedIn
Share
Follow by Email
Instagram